Il gusto della rinuncia

28 Feb

Oggi mi trovavo a 1600 m. sopra Menaggio, i piedi puntati con le ciaspole sui resti di una recente slavina, nella forte pendenza di un canalone laterale del Grona. Solo, neanche un’anima attorno, senza possibilità di chiedere soccorso in caso di scivolamento o altro. Non mi sentivo affatto sicuro!

Oggi doveva essere una camminata in solitaria per celebrare un particolare anniversario. Raggiungere il Bregagno, una bella cima minore che da tempo mi attira, e raccogliermi per un po’ davanti al panorama. Segnare il momento sul calendario interno. Sorridere al futuro.

Piegato sulle ginocchia in mezzo alla neve marcia, ho preferito invece rinunciare. Sono sceso al rifugio Menaggio, mi sono accampato per una mezzora e poi ho riguadagnato il lago. Ma questa rinuncia mi ha permesso di gustare ancora di più l’anniversario, sorprendendomi non poco!

Mi sono rilassato al sole, ho chiuso gli occhi e non mi sono per nulla scocciato della mancata salita. Può sembrare poco temerario, ma tengo molto alla pelle (viva) e soprattutto credo alla giusta misura in ogni cosa. Una ricerca non facile, ma remunerativa. Ho chiuso gli occhi serenamente, mi sono lasciato andare ai rumori di sottofondo… e in un baleno era come se fossi steso in un prato alpino in piena estate! Ho sentito perfino i profumi, percepito quel senso di pace per me inconfondibile quando m’immergo nella natura.

Le cose vanno come devono andare. Oggi ho rinunciato e ne sono felice. Imparare a rinunciare è importante: in fondo celebravo proprio una rinuncia. Il destino a volte gioca per noi e fa centro.

Ripenso ad una canzone, in questa bellissima giornata praticamente primaverile e decisamente ingannevole perché, come sanno i vecchi, l’inverno ha la barba lunga!

You can’t always get what you want.

But if you try sometimes, you might find…

You get what you need!

La rinuncia...

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5 Risposte to “Il gusto della rinuncia”

  1. Matteo Cervo 1 marzo 2009 a 15:44 #

    Stefano mi è piaciuto molto questo tuo post. Credo proprio che la dimensione della rinuncia, del sapersi scusare, dell’umiltà, del saper ringraziare vada coltivata e si scontri con un “Life is now” (per citare uno spot che racchiude un discorso molto ampio…) che al contrario impera e ci vuole padroni di tutto. Anche di noi stessi, costretti a dimostrare e non a riflettere. E’ bello che la montagna sia maestra in questo: non puoi confrontarti con lei pretendendo di arrivare istantaneamente in cima (“la cima è adesso” è un controsenso non solo fisico ma anche filosofico); le difficoltà impongono di superare se stessi con cognizione di causa, oppure rendersi conto di cosa siamo capaci, quando rischiamo eccessivamente ed in conclusione, perchè stiamo salendo su una cima. Diventa importante il come ed il perchè, quello che maturiamo durante la salita. Il quando si arriva in cresta, diventa un aspetto secondario. Sai che arriverai, ma forse non oggi, forse oggi vale di più godersi il sole della mezza costa od i ciottoli della battigia.
    Ciao Stefano e complimenti!!

  2. Roberto 2 marzo 2009 a 05:20 #

    Mi associo al Cervo nei complimenti al post, sarebbe da distribuire su volantino a tutti gli alpinisti…
    Restando, assieme a Matteo, alle citazioni pubblicitarie ti direi anche che preferirei comprare un orologio ‘Stefano, some limits’ rispetto al ‘Sector NO limits’..

    Sapersi accontantare (quando è giusto farlo) è uno dei grandi valori della vita

    A presto!
    Ciao!

  3. Stef 2 marzo 2009 a 13:55 #

    Vi ringrazio per i commenti!
    Condivido le vostre parole e davvero, sabato, non avrei potuto passare meglio la giornata: ritrovare la misura giusta nelle nostre frenetiche vite “moderne” è fondamentale. Ma soprattutto bellissimo!
    Devo dire che i motti in ambito pubblicitario sono molto azzeccati: rileggendoli ora in ufficio a Milano risultano anche più incisivi :-)
    Mi sono permesso di inserire i link ai vostri siti nel blogroll. Spero stiate bene entrambi. Tra l’altro, se non ho capito male, siete in viaggio alla PMA… un po’ vi invidio!
    A presto e buone foto!

  4. Intrigo 4 marzo 2009 a 20:15 #

    really. si parlava di responsabilità dell’educatore qualche tempo fa riguardo tragedie giovanili…apprezzo molto

  5. Stef 5 marzo 2009 a 09:27 #

    Ricordo bene quel discorso, caro Intrigo: ancora viva nella memoria la storia di quella ragazza…

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