Rutor, Valle d’Aosta – 14 settembre 2008

1 Mar

Svegliarsi la domenica mattina in una località turistica fuori stagione: una camminata in una paesaggio umano e naturale senza suoni né rumori, con il profumo della notte e della pioggia che regnano sopra ogni cosa. Col risultato di sentirsi come dentro un racconto, la realtà circostante che si trasforma in una piccola avventura fuori programma.

La nostra camminata era già di per sé una sfida sulla carta, amplificata dalle condizioni meteo che in pieno settembre richiamano già l’inverno: salire verso il ghiacciaio del Rutor dalla Valle di La Thuile fino al rifugio Deffeyes a quota 2500. La struttura era all’ultima giornata di apertura stagionale, 15 cm di neve avevano già bagnato il percorso e senza dubbio avremmo incrociato solo pochi altri temerari sui nostri passi.

Viaggiando in macchina verso l’attacco della salita, la Valleé offriva alcune visioni suggestive: in particolare il massiccio del Monte Bianco, incantato e immerso fra nuvole basse, armato di minacciosi ghiacciai che buttano i propri seracchi verso valle a difesa di cime invisibili. L’ambiente produceva in noi una sorta di silenzio mistico, di aspettativa fantasiosa per la salita verso il mitico ghiacciaio ed il rifugio dove un tempo, da bambini, c’eravamo rintanati in gita col CAI.

Ed è proprio il ricordo di quella escursione ad accompagnarmi passo dopo passo. Il sentiero prima costeggia le famose cascate del torrente Rutor, poi s’immerge nella vegetazione ed esce allo scoperto sopra i 2000 m. per l’ultimo strappo che porta alla piana ed al laghetto dove si trova il rifugio. Quella camminata con mio padre ed i compagni del Club fu uno dei primi incontri forti con la montagna e l’inizio, forse, di un sodalizio con la natura alpina che ancora oggi porto dentro e vive più che mai nelle mie passioni. Una parte di spirito e di emozioni che si apre sempre quando mi trovo immerso in questo ambiente.

Il rifugio è di quelli vecchio stile. I rifugisti sono rintanati all’interno, non ci sono ospiti e anche gli aiutanti sono già scesi. La neve basta ad imbiancare ogni cosa, le cime vanno e vengono tra le nuvole ed il ghiacciaio, sotto la fresca neve, sembra non aver conosciuto i recenti ritiri. Il tempo è ostile ma buono per qualche foto, per un te caldo e quattro chiacchiere con mio fratello che oggi mi accompagna. Poi la discesa per la stessa via.

Una discesa che si ripeterà per chilometri, giù ad Aosta e poi in pianura verso Milano, con la ripresa finale delle Alpi rientrando a casa. Un altro piccolo passo è concluso e dentro il mio cuore vecchi ricordi di bambino di mescolano con fresche emozioni, come il ghiaccio vecchio si consolida con la neve recente all’alternarsi di ogni nuova stagione.

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Per vedere tutte le foto del Rutor, clicca qui.

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