Per un’etica condivisa

15 Gen

Agnostici e atei non credono in Dio, non si sentono coinvolti da questa presenza perché non la sentono reale, ma sono consapevoli che invece le religioni che professano Dio fanno parte della storia umana, della società, del mondo. Come essi non trovano ragioni per credere, altri invece le trovano e sono felici: gli uni pensano che questo mondo basti loro, gli altri sono soddisfatti di avere la fede. Ma proprio questo fa dire che l’umanità è una, che di essa fanno parte religione ed irreligione e che, comunque, in essa è possibile, per credenti e non credenti, la via della spiritualità.

Spiritualità non intesa in stretto senso religioso, ma come vita interiore profonda, come fedeltà-impegno nelle vicende umane, come ricerca di un servizio agli altri, attenta alla dimensione estetica e alla creazione di bellezza nei rapporti umani. Spiritualità, soprattutto, come antidoto al nichilismo che è lo scivolo verso la barbarie: nichilismo che credenti e non credenti dovrebbero temere maggiormente nella sua forza di negazione di ogni progetto, di ogni principio etico, di ogni ideologia.

Purtroppo questo nichilismo viene sovente definito relativismo, finendo per confondere il linguaggio del dialogo e del confronto e portando all’incomprensione reciproca. Ed è lo stesso nichilismo che, paradossalmente, può assumere la forma del fanatismo in cui ci sono certezze assolute, dogmatismi, intolleranza che accecano fino a rendere una persona disposta a morire e a far morire.

No al nichilismo, dunque, ma allora emerge l’urgenza di riconoscere la presenza di una spiritualità anche negli atei e negli agnostici, capaci di mostrare  che, se anche Dio non esiste, non per questo ci si può permettere tutto: persone che sanno scegliere cosa fare in base ai principi etici di cui l’uomo in quanto tale è capace. […] Si tratta, per tutti, di essere fedeli alla terra, fedeli all’uomo, vivendo e agendo umanamente, credendo all’amore, parola si abusata oggi e sovente svuotata di significato, ma parola unica che resta nella grammatica umana universale per esprimere il “luogo” cui l’essere umano si sente chiamato.

Un libricino regalato per Natale, una lettura semplice ma profonda. Soprattutto, una lettura necessaria, stimolante e provocante. Il discorso di Bianchi è lucido e perfettamente calzante per il periodo che viviamo: una stagione “cattiva”, come la definisce lui, dove troppo spesso sembrano prevalere negli uomini i sentimenti peggiori. La soluzione potrebbe essere allora riscoprire le proprie radici, riaccendere la propria spiritualità, scacciare il nichilismo latente del nostro tempo.

Perché solo con la condivisione ed il dialogo possiamo sperare di remare nella giusta direzione. Che qualcuno chiamerebbe “sviluppo integrale di ogni uomo e di tutto l’uomo”. Parole che non necessitano citazioni per essere condivise.

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5 Risposte to “Per un’etica condivisa”

  1. Stefano Novati 15 gennaio 2010 a 10:53 #

    Enzo Bianchi? Il priore di Bose? Provo a scavare partendo da questo bel punto di partenza (non può essere una meta per me e, ne sono certo, nemmeno per te).
    Lo diceva Sant’Agostino secoli prima: “Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat Veritas”. I Greci osavano oltre: “Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’universo e gli Dei” (non te la riporto in greco). La spiritualità atea è segno e presenza viva di un Qualcuno che io chiamo Cristo. Non esiste l’ateo, non esiste il credente, non esiste l’agnostico, non esiste una spiritualità atea (un ossimoro) e una religiosa. Esiste la Persona umana fatta di corpo e di anima, che devono camminare insieme, che devono essere educate insieme, che vanno tenute allenate….to be continued

  2. Stefano Novati 15 gennaio 2010 a 12:33 #

    Continuo.
    Bianchi afferma: “emerge l’urgenza di riconoscere la presenza di una spiritualità anche negli atei e negli agnostici”. Il riconoscere la ragione dell’altro ascoltandolo lo sento come un primo e fondamentale passo, lo percepisco come il vero obiettivo di quello che io chiamo dia-logo. Cos’è e a cosa deve tendere a questo punto il dialogo? Solo al riconoscere le rispettive posizioni? O dobbiamo avere il coraggio di scavare più in profondità? Certo, nelle nostre città, nei nostri paesi, questo sarebbe già un grande passo in avanti: la comprensione e l’ascolto reciproco. Ma a me non basta. Il cuore del problema sta nella ricerca della verità come vincolo che unisce gli spiriti e il genere umano, malgrado le loro differenze, e non come elemento di divisione. Il cuore del dialogo sta nel tentativo (implicitato o esplicitato?) di convincimento dell’altro delle proprie ragioni? Con rispetto. Con ascolto. Con la consapevolezza (e l’umiltà) che la verità delle cose e delle situazioni non la possediamo completamente e chi ci sta di fronte può spalancarci finestre chiuse e mai considerate. (n.b.: affermando che per me la Verità è Cristo, riconosco ed esplicito il fondamento del mio pensiero: la verità delle cose e delle situazioni discende da ciò e sta a me e alla mia libertà di figlio la scoperta; il Vangelo è molto chiaro in questo: Gv 16,13).
    Ci vuole carità e verità (caritas in veritate, veritas in caritate), non solo bontà e sincerità.
    Semplifico e concretizzo.
    Parlando in termini ecumenici (tra chiese e comunità cristiane) io soffro come di una piaga della separazione tra cristiani ma nel contempo tale separazione pur essendo uno scandalo, conserva una sua onorabilità: “abbiamo preferito una verità crudele ad una falsa carità, una separazione visibile ad una unione ambigua” dice Guitton.

    E poi c’è l’ateismo con la sua spiritualità. O meglio, ci sono le persone che non fondano il proprio pensiero su un’entità trascendente con la loro spiritualità. “Ossimoro” dicevo sopra?

    To be continued…

  3. Stef 17 gennaio 2010 a 16:15 #

    E’ proprio di dialoghi come questi che abbiamo bisogno!
    Grazie per il contributo, e spero che quel “to be continued” non rimanga sospeso troppo a lungo.
    Ci metto qualcosa anche di mio. Il passaggio di Bianchi, come dici appunto te, mi è sembrato un punto di partenza interessante. E positivo: se non si parte col piede giusto, ovvero quello della speranza e della voglia di giocarsi, non si arriverà mai da nessuna parte.
    Mi piace molto la citazione dei tuoi cari classici, e anche l’homine di Sant’Agostino che trova la Veritas… perché, a mio parere, il nocciolo della questione è appunto l’uomo tutto, integrale, completo: anima e corpo, o qualsiasi altro nome di ogni lingua con cui si vogliono chiamare questi due fondamenti essenziali dell’essere umano. Il dialogo interiore e la crescita di anima e corpo sono il primo mattone per il dialogo fra uomini: condivido che le etichette che siamo soliti usare, ateo agnostico laico cristiano… , per quanto abbiano significati precisi, non possono rendere conto interamente della vita di una persona e del percorso che questa sta praticando.
    E anche lo stesso dialogo può avere fini diversi, purché come dici sia condotto con rispetto e ascolto reciproco. E io aggiungerei anche: con entusiasmo! Perché dai piccoli scambi di opinioni, idee, intese e anche contrasti, educazione e divertimento, o anche solo sguardi sinceri… da tutto questo e molto altro nel rapporto tra due persone si alimentano i cambiamenti che potranno dare frutti. E se tutto è fatto con amore, per quanto sia a volte difficile!, non potranno che essere buoni frutti.
    Alla prossima allora…

  4. elisamarco 18 gennaio 2010 a 15:36 #

    Grazie ragazzi.
    E’ proprio bello leggervi in queste righe.
    E’ proprio bello vedere in questo vostro cercare, trovare, condividere (e continuare a cercare…) la voglia di migliorare, impiastrandocisi le mani, questo nostro mondo di “giorni cattivi”…
    Leggervi é un’ottimo antidoto all’affaticamento, soprattutto in quelle giornate in cui sono quasi riusciti a convincerti che stai cercando di svuotare il mare con un cucchiaino…

    E bello. Condivido appieno. “Il cuore del problema sta nella ricerca della verità come vincolo che unisce gli spiriti e il genere umano, malgrado le loro differenze, e non come elemento di divisione.”

    E spendeteli un pò, ‘sti soldi da businessmen, e regalate in giro qualche copia del suddetto libercolo!!!

    elisamarco

  5. Stef 19 gennaio 2010 a 23:52 #

    Potremmo fare un’opera di diffusione volontaria del “libercolo” per mari e monti… ma forse cercheremmo solo di svuotare il mare col cucchiaino e scalare la montagna a piedi nudi – non è impossibile, ma forse è poco efficace!

    Continuiamo con il nostro dialogo, virtuale e reale, e condividiamo i contenuti con chi ha curiosità e appetito ;-)

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