Tag Archives: rinuncia

Il Richiamo della Montagna

6 Giu

Un tentativo sulla strada, in solitaria. Partire dalle Val Mesolcina, poco oltre Bellinzona, per raggiungere il Lago di Como nei pressi di Gravedona. Il tutto in giornata, svariate ore di cammino su sentieri più o meno battuti. Alcuni proprio abbandonati, esili segni di un passato che svanisce anche dal ricordo dei valligiani. Non è la sfida sportiva a spingermi, ma un forte richiamo verso la montagna, tornata protagonista dopo un rigido inverno denso di impegni.

Non riesco a chiudere occhio sul treno elvetico che taglia in due l’aria mattutina. Sopra il Lago di Lugano riposa un velo di nebbia trasparente, mentre la natura si offre giovane e immatura, appena risorta dalle grigie ceneri dell’inverno. Il bus prosegue la corsa e mi lascia a Cama, all’inizio dell’impervia valle che porta il medesimo nome. Paesino deserto, sfiorato dalla prima luce di un sole che fa capolino oltre i Monti Lariani ad est.

Attraverso il fiume ed attacco la salita, entrando in un’ombra di freddo e rugiada immobile. Sento solo il fruscio delle mie gambe che a poco a poco risalgono la parete sinistra della valle, orchestrando il ritmo della fatica. Oltre il primo strappo quasi verticale, la foresta si trasforma: perde il faggio ed il castagno in favore delle conifere. Il sentiero a questo punto serpeggia tra grandi massi, antichi come le leggende che celano, mentre abeti e larici si tengono a distanza lasciando nel mezzo un’aria misteriosa, animata d’immagini fiabesche. Non avverto presenza di altri uomini, regna ovunque un silenzio incantato. Incrocio invece lingue di neve che hanno sventrato la foresta in vari punti, lasciando corridoi di detriti come gocce di colore scuro sulla tela verde del bosco.

Si deve salire ancora qualche passo per accedere ai primi alpeggi. Antichi casolari in pietra, ristrutturati e buoni d’estate come grotti privati, dominano dai bordi dei pochi prati. Qualche anno fa il sentiero era stato ripensato in chiave turistica, collegando la Val di Cama con la gemella Val Bodengo, oltre il confine. Un lungo percorso di boschi e roccia che sarebbe bello ripercorrere anche oggi. Mi viene però il sospetto che non sia più tanto di moda… preferiamo forse limitarci a polenta e pennichella per dimenticare i fastidi cittadini.

Il rifugio che si raggiunge all’alpeggio principale è chiaramente fortunato: apre la vista a una conca scolpita ad arte dal fiume, che nel mezzo si gonfia in uno splendido lago alpino naturale. Faccio tappa sulla riva, rapito da questo specchio increspato che riflette i miei sogni alpinistici: di fronte a me, verso est, dove il sole lotta con nuvole cariche di pioggia, il sentiero risale il fiume per altri mille metri, piegando infine verso nord e passando in Italia.

Studio le cartine, raggiungo il fondo del lago e valuto se proseguire o rinunciare. Parecchia neve, fa una pernacchia alla primavera inoltrata, appollaiata così sulle ripide pareti dei Monti Lariani. Oltre le cime, in una conca rivolta a nord, la situazione non può che essere peggiore. Il lago è gonfio per la neve che si scioglie, e l’erba ha il volto giallastro e rattrappito del vecchio contadino al risveglio.

Mi sdraio dedicandomi il cielo percorso da molte nuvole. Decido serenamente che è meglio farsi un tè, mangiare qualcosa e riguadagnare la valle. Non è per vincere una sfida che mi sono alzato alle 5: per qualcosa di più bello e più vero. Rispondere al richiamo della natura, tornare sui sentieri delle montagne che amo. Godermi quei venti minuti sereno in riva al lago, mentre la luce assume sfumature semplicemente sexy, ha per unico prezzo la fatica del sentiero: un po’ di sudore per qualcosa d’irripetibile!

Sul Lago di Como intanto aspetta la trattoria dove è prevista la cena con una cara amica. La prossima volta arriverò con le mie sole gambe: per oggi, riprendo bus e treno cogliendo le sorprese che gli imprevisti sempre riservano. Una coppia di tedeschi, giovani e allegri nonostante la pioggia, condividono con me il rientro: avevano cercato questa valle per un weekend d’avventura, ma la montagna ha sorpreso anche loro. Intanto una simpatica barista a Cama mi allunga (in tutti i sensi) un caffè: costa come un panino imbottito, ma non chiede nulla per i coloriti racconti su vecchi fasti e tradizioni in via d’estinzione.

So che a casa sono contenti di vedermi tornare, intero e allegro nonostante la rinuncia. Sono felice anch’io: potrò godermi una serata in odore di pioggia fresca, accompagnando le chiacchiere con un riso al pesce persico, classico e corposo piatto lagheé. E siccome le trovate della natura superano ogni fantasia, il crepuscolo ci riserva una valanga d’oro sulla linea ondulata dei Monti Lariani, ad ovest dove ora riposa sotto coperte invernali la dolce Val di Cama.

_

Per vedere tutte le foto del Richiamo della Montagna, clicca qui.

Annunci

Il gusto della rinuncia

28 Feb

Oggi mi trovavo a 1600 m. sopra Menaggio, i piedi puntati con le ciaspole sui resti di una recente slavina, nella forte pendenza di un canalone laterale del Grona. Solo, neanche un’anima attorno, senza possibilità di chiedere soccorso in caso di scivolamento o altro. Non mi sentivo affatto sicuro!

Oggi doveva essere una camminata in solitaria per celebrare un particolare anniversario. Raggiungere il Bregagno, una bella cima minore che da tempo mi attira, e raccogliermi per un po’ davanti al panorama. Segnare il momento sul calendario interno. Sorridere al futuro.

Piegato sulle ginocchia in mezzo alla neve marcia, ho preferito invece rinunciare. Sono sceso al rifugio Menaggio, mi sono accampato per una mezzora e poi ho riguadagnato il lago. Ma questa rinuncia mi ha permesso di gustare ancora di più l’anniversario, sorprendendomi non poco!

Mi sono rilassato al sole, ho chiuso gli occhi e non mi sono per nulla scocciato della mancata salita. Può sembrare poco temerario, ma tengo molto alla pelle (viva) e soprattutto credo alla giusta misura in ogni cosa. Una ricerca non facile, ma remunerativa. Ho chiuso gli occhi serenamente, mi sono lasciato andare ai rumori di sottofondo… e in un baleno era come se fossi steso in un prato alpino in piena estate! Ho sentito perfino i profumi, percepito quel senso di pace per me inconfondibile quando m’immergo nella natura.

Le cose vanno come devono andare. Oggi ho rinunciato e ne sono felice. Imparare a rinunciare è importante: in fondo celebravo proprio una rinuncia. Il destino a volte gioca per noi e fa centro.

Ripenso ad una canzone, in questa bellissima giornata praticamente primaverile e decisamente ingannevole perché, come sanno i vecchi, l’inverno ha la barba lunga!

You can’t always get what you want.

But if you try sometimes, you might find…

You get what you need!

La rinuncia...