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Kind of Magic

16 Nov

Non servono parole per raccontare certi momenti. Non bastano. Perché non riescono a rendere reale qualcosa che si può solo vivere di persona.

Vale per una corsa nell’autunno al tramonto. Vale per un pane o un dolce fatti in casa. Vale per mille cose: ognuno ha le proprie. Con incredibile semplicità ci sono momenti che esprimono tutto uno stato d’animo, un’atmosfera, un momento della propria vita senza barriere, senza freni, senza compromessi. E arrivano improvvisi.

Per me accarezzare con piedi stanchi ma leggeri le foglie che colorano di rosso le strade, cogliere l’attimo in cui il sole muore nel rosso del tramonto, aprire la braccia nell’aria della sera. E anche impastare gli elementi, aspettare che crescano, dargli forma e accompagnarli nella nuova vita dopo il calore del forno.

Le parole non ci arrivano, si perdono fra emozioni e sentimenti senza nome. Che però hanno un gusto preciso. Ricordi l’ultima volta che ti sei affacciato su un panorama sconfinato, senza un pensiero e col cuore aperto? Non dovrebbe essere solo un ricordo, bello ma lontano. Dovrebbe dare carattere ad ogni giorno, ogni istante che si vive.

Perché, come mi ha detto qualcuno, la vita è proprio bella…

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NorthForth/4 . Fiandre

21 Lug

L’assoluta immobilità della congestione stradale intorno alle città, presagio di un incredibile traffico umano… Oppure la placida campagna tra città medioevali e centri artistici, allegramente colorata da animali e fattorie…

Due immagini a contrasto inviateci dall’unico canale disponibile in auto: tra parabrezza e tettuccio è possibile cogliere scene di vita in movimento senza sosta! Bici che sfrecciano ovunque. Lunghe file ordinate di alberi ad entrambi i lati. Tante, tantissime vacche che presidiano il territorio. Terra verde che lentamente scende per immergersi asciutta sotto il livello del mare. Strisce bianche a disegnare percorsi precisi sul porfido delle città. Sensi unici per nulla rari. Canali mai dritti e gente spanzata al sole, e patatine fritte con le salse, e bancomat introvabili nella patria del capitalismo…

Ecco le Fiandre. Un minestrone molto speziato con ingredienti di stagione. Dopo aver accolto le birre di Westvleteren ci siamo immersi nelle terre basse, ovvero il nord del Belgio, senza farci mancare né campagna né città. Una toccata a Brugge (Bruges) in campeggio, una sveltina a Gent (Gand o Ghent) ed una sbirciata ad Antwerpen (Anversa, o Antwerp): tre punti fermi, in continua evoluzione. Poco oltre l’Olanda, con la sua grande città di canali e cicli ad aspettarci!

* Brugge ricorda Venezia non tanto per l’acqua, quanto per il fatto che sembra un giocattolo commerciale a disposizione di qualsiasi turista. Che altro non cerca, probabilmente…. Ristorantini, piazzette, palazzi curati, prezzi alti e qualità difficile: il pacchetto perfetto della moderna giostra turistica. E quindi, anche per noi, imprendibile :-) Ma proviamo ad essere furbi e ci rifugiamo in un piccolo e fresco campeggio oltre le mura esterne. Lasciamo sfogare il tempo con le ultime piogge e gironzoliamo per vie praticamente deserte. Il fuggifuggi del turista diventa il nostro grande momento di libertà, padroni per una sera del borgo e di tutto quello che cela! Piccolo banchetto al piano superiore di un localino per nulla locale, tra tapas curiose e vini stranieri – facciamo i diversi ma la pausa viene naturale, dopo e prima di tanta altra belgitudine.

La notte di sonno tranquillo spegne ogni mal di viaggio, così mi concedo una corsa nel sole che lentamente, fra vapori trasparenti e strade umide, svela una Brugge sconosciuta. Pani in cassetta e mercatini di frutta/verdura, lavoratori in bici con giornale sul portapacchi, gente in attesa del ponte levatoio sotto la torre di cinta, ristoratori che bevono il primo ed unico caffè in pace di tutta la giornata, ancora capaci di un sorriso rilassato. Non poteva che risultarne una colazione improvvisata fuori dalla tenda, anche per festeggiare il battesimo outdoor di Anto ;-) Pacchi incastrati e auto rimessa in pista, ci godiamo poi la campagna senza nessuna fretta!

* Gent sembra un fuori programma – e lo diventa nei fatti: bella, come l’incontro improvviso con una donna che avevamo aspettato tanto a lungo. Esce il sole, l’atmosfera si scalda, il borgo pulsa di vita e tutto sprigiona allegria. Negozi, canali, locali, cattedrali e cantieri… un carico di scene curiose e piacevolissime. Scopro un Duomo notevole, mistico ed artistico, con una cripta che affonda nella storia d’Europa. Scopriamo che le vie migliori, senza lavori di ammodernamento e piacevoli anche solo da guardare, sono quelle d’acqua, dove cittadini e stranieri si dissetano d’estate ad occhi chiusi. Gustiamo un cartoccio di frites in piazza, una gauffre a regola d’arte in un fumoso bar che puzza d’antico, ed infine alcune caramelle stucchevoli come il sorriso che mostrano.

Abbandonare Gent per rimettersi in strada sembra un delitto. Ma un’altra località ci attrae –  o almeno ha catturato il sottoscritto, già anni fa: Antwerpen, per me città della storia economica, del capitalismo e del commercio, del porto sconfinato e delle culture rimescolate ogni istante. E come spesso accade dopo una lunga attesa, è facile rimanere un po’ delusi. Inizia tutto con il primo traffico, le code e l’immobilismo che tanto contrastano con il piacere dei momenti all’aperto in piena libertà. Ma conquistiamo anche la vecchia tigre, buttando il bagaglio in ostello ed infilandoci in centro, affamati e curiosi come non mai!

* Antwerpen sembra avere tutto – e rischia di dire poco. Moda stiracchiata, vecchi commerci, antico splendore che fatica a riflettersi sull’oggi. Le sponde del grande porto ingialliscono nella luce crepuscolare che avvolge la città. Lo spirito del posto si materializza in un lunghissimo tunnel sotterraneo, che non porta praticamente da nessuna parte: affascinante come ogni cosa che decade ed accende emozioni dimenticate. Sembriamo ora quattro sbandati senza punti di riferimento, senza mete per la cena o destinazioni per lo shopping, e indirizzi per le visite. Una serata ed una mattina passati a vagare nei momenti speciali che solo l’assenza di piani preconfezionati può donare.

Resta così un po’ il vuoto di una città immateriale, effimera, giocata su ricordi luccicanti ed illusioni mondane. Il ritmo allora rallenta, il passo è sempre meno carico di aspettative e ci si lascia cogliere dalle idee più semplici – spesso anche le migliori! Seduti ad un tavolino, birre belghe a ruota libera, pane e companatico improvvisati, aria trasparente ad accompagnare i nostri non/pensieri. Momenti di vuoto puro, di cervello in stand-by che attende, pronto ad accogliere. Tutti presenti, eppure completamente assenti: il bianco della pagina nuova in una storia ancora da scrivere. Solo Antwerpen poteva riuscirci :-)

Questo piccolo, inatteso momento di verità in compagnia dura il tempo di una birra (o più birre ;-): affatto infinito, semplicemente umano. Incominciamo ad intravedere l’Olanda oltre il vicino confine ed i pensieri si riaccendono… sono sirene che cantano e noi non abbiamo la forza di resistere. Antwerpen svanisce così dal nostro viaggio, uscendo di scena con nuove code, traffico e noia: ogni vera storia ha il suo intreccio – dopo un momento di svolta, arriva regolare la caduta.

Che prepara al successivo climax…

NorthForth/2 . Alsace

26 Giu

Guardando una cartina non è difficile capirlo: tra Italia e Belgio/Olanda, nel mezzo c’è l’Alsazia. Una terra incantevole (credo) in tutte le stagioni: adagiata accanto al Reno, le spalle coperte dalla catena dei Vosges, è da sempre un regione contesa fra Francia e Germania, che ne hanno influenzato radicalmente la cultura, le tradizioni, le persone. Una ricetta ricca e complessa, tutta da scoprire!

In particolare ci piaceva l’idea di spezzare il viaggio verso Nord in due tappe, per prendercela comoda e goderci l’Alsazia un po’ fuori stagione. Mi era già capitato di passare da queste parti, anni fa: così ho pensato di toccare solo alcuni paesini della Strada del Vino, visitare alcune cantine caldamente consigliate e ritrovare alcuni dei piatti forti della tradizione locale. Con un giorno e mezzo a disposizione, non è male!

L’Alsazia ricorda molto l’Alto Adige, anche e soprattutto per la produzione di vino. Grandi vini bianchi, Riesling e Gewürztraminer, che esprimono livelli incredibili con le Vendange Tardive, ma che già lasciano a bocca aperta (o meglio, chiusa ;-) coi Grand Cru delle storiche cantine. Vini che devono piacere, come sempre: spesso hanno una morbidezza, ovvero una dolcezza, che non conquista tutti. Personalmente, preferisco quelli bilanciati con una bella spalla acida o sapida: creano contrasti fantastici e sono perfetti in abbinamento coi cibi!

Arrivati a Kientzheim (una nota di dovere: io questi nomi li leggerei tutti alla tedesca, ma sconsiglio di farlo – a meno di non volersi far redarguire da tutti gli orgogliosi francesi del posto!) ed accomodati in un fantastico, economico e simpatico B&B, siamo ripartiti alla caccia del vino. Il sabato pomeriggio sarebbe bastato solo per tre cantine: ma, hey! a cosa serve visitare decine di posti se poi il gusto si appiattisce e non si distingue più nulla?

La nostra piccola selezione si è rivelata molto interessante: un produttore tradizionalissimo, Weinbach a Kaysersberg; un produttore decisamente alternativo, Marcel Deiss a Bergheim; e un produttore accorto ed essenziale, Klur a Katzenthal. La signora Faller di Weinbach ci accoglie nella splendida ed antica villa di famiglia e ci fa degustare i suoi vini senza tanti orpelli ed invenzioni: sono l’essenza della regione, puri purissimi, che gli amici intenditori definirebbero “didattici”. Volete capire l’Alsazia? Ecco il Riesling di Weinbach!

Poi, in verità, resta tutto il resto. Ovvero, questo vino è solo un primo assaggio, per quanto genuino. Cambiamo tutto: con Deiss proviamo vini alternativi, tutti bio/logici/dinamici, dove i vitigni locali sono mescolati, quasi nascosti, calibrati e selezionati per creare vini radicati nel territorio ma stupefacenti nel gusto. Ovviamente ci sono anche le bottiglie base, tutte di qualità. Ma il sapiente vigneron ci conduce in un percorso in crescita (lungo e parecchio alcolico, a dire il vero ;-) fino a livelli dove Anto ed io non possiamo arrivare – ma che è curioso esplorare, almeno una volta!

Ritorniamo a sud ed al “normale”, cerchiamo Klur e lo troviamo nella viuzza principale di un borgo appartato e grazioso. L’energica signora ci aspetta con un po’ di ansia (è tardi), ma poi ci apre le porte del mondo di questo viticoltore che ha abbracciato anche lui il bio, fa vini della tradizione con un rapporto qualità-prezzo incredibile, collabora con slow food e cerca di svecchiare l’immagine di un prodotto (il vino!) troppo spesso sopravvalutato, chiacchierato, speculato e… triste ma vero, poco e male consumato. Non saremo noi i clienti d’oro di Klur, eppure la scoperta è proprio bella ed il ricordo non svanirà presto (anche perché una bottiglia aspetta in cantina :-).

Il giorno è finito: dalla comasca attraverso le Alpi e dentro l’Alsazia, non possiamo lamentarci. Ma la fame è tanta, dopo i numerosi bicchieri di degustazione senza neppure un grissino – sigh! Decidiamo di inaugurare il viaggio con una bella cena senza fronzoli, di sostanza e qualità: la scelta ricade sulla Winstub di Chambard , il locale ruspante del noto chef Olivier Nasti. Una scoperta proprio felice, tra escargot che si sciolgono in bocca, una choucroute che mi riporta in Alto Adige con sapori incredibilmente delicati ed una torta fantastica dal ripieno non meglio identificato (rabarbaro?).

Il mattino della domenica porta la pioggia – e con la pioggia, scende anche una grande quiete. Sdraiato nel letto, è facile rendersi conto di quanto sia bello darsi del tempo, godersi il momento, lasciar correre i pensieri. Sono alcune delle grandi fortune del viaggiare… abbiamo l’occasione di ricevere, accogliere le esperienze, cercando di non alzare le solite difese del quotidiano tram tram.

Lentamente usciamo ed iniziamo un percorso molto approssimativo per toccare alcuni dei paesi più caratteristici dell’Alsazia: Riquewihr, Ribeauvillé, Eguisheim, Kaysersberg, Turckheim. Tutti in grande forma, ovvero conservati alla perfezione e valorizzati dai cittadini. Tutti anche un po’ kitsch, con quell’aria di artificioso che ricorda tanto il mondo Disney. Eppure esplorarli senza meta è una vera goduria, così come fermarsi qua e la per una foto, per un assaggio, per curiosare una vetrina o ammirare stupiti le tonnellate di cuoricini di ogni tipo sparsi ovunque.

Un paio di tappe, però, le avevo accuratamente pianificate, per non farci sfuggire alcune delle delizio migliori dell’Alsazia – oltre al vino ovviamente! Intendo il foie gras e di dolci, in particolare marmellate e Kouglof. Per questi ultimi avevo un indirizzo sicuro, la Maison di Christine Ferber a Niedermorschwihr. In pochi metri quadrati si trovano le sue marmellate favolose – secondo alcuni, le migliori di tutta la Francia. Onestamente non saprei, non sono da molto un amante della frutta conservata, ma posso dire che la marmellata di rabarbaro è uno spettacolo e quella di arance con cacao semplicemente indescrivibile!

Oltre ai vasetti c’è pane fresco e buonissimo (anche la domenica mattina nella migliore tradizione francese), biscotti e cioccolato, un piccolo reparto “salato” e produzioni artigianali locali tra cui vasellame e vettovaglie. Eppoi lui, il re dei prodotti da forno alsaziani, il Kouglof. Una bella ri-scoperta, a dire il vero: era talmente soffice, fresco, delicato e per nulla stucchevole che ha cancellato fin dal primo morso il triste ricordo di prodotti simili solo nel nome, provati negli anni e gettati nel dimenticatoio.

La storia si ripete anche con il foie gras, un prodotto difficile e discusso. Però anche incredibilmente buono. Facile inciampare in scatolette tanto allettanti quanto fasulle, di scarsa qualità. Mi sono affidato ad un incrocio di consigli ed alla fine ho provato quello prodotto direttamente dallo chef Nasti a Kaysersberg. Prezzo molto salato per 100g di pura libidine: intenso eppure delicato, ricco nel gusto senza mai stancare. Eccezionale su un pezzo di pane in un pic-nic all’aperto tra giovani filari di vigne e grandi alberi secolari!

Riempirsi occhi, bocca, cuore e mente è bellissimo… se si lascia trasportare e la corrente scorre impetuosa, impossibile dire dove si potrebbe arrivare. Per chiudere il pomeriggio cerchiamo un po’ di outdoor in terra alsaziana: Anto vagherà per vigneti a caccia di foto e pensieri piacevoli, io mi butto anima e corpo in una corsa senza traccia su colline e monti, immerso in vigne ordinate e boschi fitti. Momenti intensi che fanno emergere tutta la verità della vita: la fortuna che ho, la libertà di cui godo, la bellezza che mi circonda…

Impossibile non festeggiare. O meglio, rendere grazie e quindi celebrare. Non è forse domenica? Neppure la pioggia può fermare un banchetto serale gustoso e piacevolissimo, in cui spazzoliamo le provviste raccolte nelle varie visite, innaffiamo il tutto con un buon vino di Klur e scambiamo un po’ di chiacchiere amiche. La prima tappa del nostro viaggio non poteva chiudersi meglio: un mix di bello e cattivo tempo, di giri e di esperienze, di confronti e di silenzi :-)

Che sia anche il cammino, il viaggio, a favorire tutto questo? Io ci credo. Come corde tese fra questa terra e l’alto cielo, cerchiamo incessantemente l’armonia dentro e fuori di noi. Qualche volta proprio non funziona – ma ogni tanto ci coglie all’improvviso. Meglio godersela fino all’ultimo istante, quindi essere pronti per la prossima volta. Che sia una corsa, un pasto, un abbraccio o una meditazione.