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NorthForth/7 . End

27 Ago

Everything must End, sooner or later.

Anche un piccolo viaggio Verso Nord. E pure un percorso a tappe attraverso i ricordi ed il raccolto portato a casa. A oltre due mesi di distanza, pure il tempo sembra perdere la sua importanza. Lasciando posto al semplice vissuto di quei giorni, a spasso nel cuore d’Europa.

La fine di queste ferie non ha grandi contenuti, solo una manciata di riflessioni, le prime a caldo e, forse, le più importanti. Perché sono come la mantecatura che imprime al piatto un gusto definitivo. E non è poco!

Guidare per ore e ore godendo la compagnia del silenzio, la musica dei rumori, i cambi della luce sul paesaggio del tempo… Una sintonia particolare che permette di leggere fra le righe delle esperienze appena vissute.

Lasciando Texel avevamo orientato la bussola verso sud. Ed io avevo deciso di lasciare il ruolo di guida per scoprire come andava. Spontaneità cercavo, improvvisazione pretendevo. Soprattutto da me stesso, spesso incapace di mollare le briglia anche nelle situazione più contorte.

In verità, ogni ruolo ha la sua importanza, con piaceri e doveri. Nella vita ho scelto tante volte di guidare – sono cresciuto imparando a guidare da me la mia canoa. Qualche volta invece, forse neanche poche, ho fatto il gregario, ricevendo senza pagare il giro. Ogni esperienza è un’occasione capire chi siamo – a patto di saper ascoltare, se stessi come gli altri ;-)

Ma a smettere i panni della guida, come va a finire? Succede che mi sento vuoto ed inutile, mentre gli altri sembrano abbandonati e spaesati. Si susseguono chilometri di strada con città e campagne trasparenti, ignote agli occhi distratti ed addormentati.

Viene la notte a Liegi tra un ostello ed un piatto caldo con qualche ultima birra. Ma il vuoto continua, un vuoto di passione, mascherato da stanchezza. Un vuoto che lascia spazio a pensieri silenziosi: piccoli appunti di verità nel proprio animo.

All’alba dell’ultimo giorno riprendo le redini del viaggio – mi sento oltre quel vuoto. Ma vuoto significa essere soli? No davvero: quello sarebbe viaggiare soli. Che ha tutto un altro gusto, spesso intenso come un fuoco di paglia, che svanisce presto.

Questo vuoto è invece presenza nel silenzio. Amici al fianco, anche senza bisogno di parole. Compagnia, pur nell’assenza di gesti eclatanti. Significativo è il momento passato assieme, condiviso. Un fuoco da legna che scalda lentamente, ma a lungo. Guardando indietro sulla via che pensavamo di aver camminato in solitaria, forse ci accorgiamo che altri ci hanno preso in braccio, lasciando una sola impronta per due.

Verità a volte difficile da cogliere…

Arriva il Ticino, aria di casa che ruba cuore e mente. Con un ultimo sussulto, la banda dei quattro si riprende e si prepara a rientrare nella quotidianità. Con tanto bagaglio, tutto da scaricare e gustare ancora. Con molte esperienze e pensieri, rivoli sparsi che confluiranno in qualche certezza futura. E con la sensazione in cuore di aver vissuto veramente, divertendosi e sperimentando – non di aver solo bighellonato ;-)

Buona strada a chi parte. Ma anche a chi torna. E, soprattutto, a chi riparte sempre…

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NorthForth/6 . Texel

12 Ago

Quante volte vi è capitato di vedere i personaggi di un film correre in spiaggia, circondati da gabbiani ed illuminati da una tiepida luce? Quante volte ho pensato alla banalità di questa scena – portandomi però dietro la curiosità di scoprire come sia davvero, correre liberi in riva al mare di primo mattino…

A Texel, piccola isola all’estremità nord dell’Olanda, ho finalmente soddisfatto la curiosità. Ho provato di persona l’esperienza (seguito da Anto in versione sportiva), cercandola ma lasciandomi sorprendere. La sabbia è dura e fredda, sveglia i piedi e quindi la mente. L’aria è sempre in movimento, la luce è profonda e non scalda, ma rischiara la mente. Tutto è quieto, i suoni si orchestrano in una melodia senza spartito ma che trasporta, fa volare… E ci si lascia andare, si allargano le braccia ad imitare il gabbiano con un sorriso di piacere, puro e intenso!

Io che i gabbiani, senza motivo (o forse per colpa di quel Livingston!), li ho sempre mal sopportati. La corsa e la spiaggia e la libertà mi hanno fatto sentire leggero come un gabbiano che vola, vola e punta dritto la dove deve andare – l’istinto che segna la direzione senza inutili pensieri.

Non è poco, per un’isoletta scoperta frettolosamente. Non è male, per l’ultimo giorno di ferie: arrivati a toccare il punto più a nord del viaggio, restava solo la via del ritorno, giù verso sud. Ma il Mar del Nord andava incontrato, almeno annusato. Per segnare il momento nel cuore e chiudere la NorthForth, DirezioneNord, che aveva orientato il nostro viaggiare. Ultime battute, poi casa e lavoro.

Texel è venuta dopo Amsterdam: un’eredità difficile da reggere. Ma l’isoletta ha giocato di contropiede, offrendo un piatto ben diverso dai mille sapori della città: un gusto locale e rilassato, semplice ed essenziale, povero nei mezzi ma di ampio respiro. Dalla città avevamo portato con noi parecchie vivande per banchettare al chiarore della (quasi) infinita sera nordica… Per addormentarci infine sotto le stelle, dalla tenda piazzata in mezzo alle dune.

Questi olandesi amano il campeggio, adorano i camper, le tende e naturalmente le bici. Un bel vedere per noi che veniamo da terre ben diverse. Un Paese che vive molto all’aperto, piuttosto che al chiuso; che cerca la natura, preferendo l’organico all’artificiale. Avverto una sintonia imprevista tra me e questa gente. Forse potrei anche io trasferirmi con un camper sulle Isole Frisone, a viver di pesca e pecorelle…

Ma intanto non potevamo farci sfuggire l’occasione di un bagno nel Mar del Nord! Tanta fatica per arrivarci e non provare l’acqua? Non da me, non da Cambo. Incuranti di cartelli e baristi minacciosi, ci siamo “tuffati” nel mare – per tre minuti ;-) Acqua gelida e sporchina, con spiaggia sabbiosa e sterminata, praticamente deserta. Dicono si riempia solo a Luglio ed Agosto: tanto meglio, diciamo noi!

Lo sguardo di un faro imponente ci accompagnava tutto il tempo: noi scrutavamo lui, lui curava noi. Mi piace l’idea di una luce sempre pronta a rompere le tenebre anche per me. Un punto fermo per la vista smarrita. Una direzione da cogliere e seguire…

Al mattino, con una bella luce brillante (nonostante l’ora), alzarsi e correre non era stato un grande sforzo. La giornata era iniziata con una tale carica di libertà, che mi ero deciso a lasciar andare le briglia del viaggio. Perché occuparmi tanto del dove e come andare? Era stata la scelta migliore, guidare e scegliere e spingere? Basta: volevo provare la spontaneità assoluta – e vedere cosa ne sarebbe saltato fuori!

Ma questo è l’epilogo della storia. E merita due parole a parte ;-)

NorthForth/5 . Amsterdam

30 Lug

Dopo un lungo viaggiare fatto di campagne luccicanti e borghi lussureggianti, i viaggiatori entrano sulle proprie gambe nella città dei canali concentrici, che l’auto non si addice ad un terreno così delicato. Incrociati da agili ciclisti, incuriositi da passanti colorati, perennemente con gli occhi sgranati per la successiva sorpresa: ad Amsterdam si arriva credendo di conoscerla, ma si scopre presto di averla appena intravista.

Coffee shops e vetrine a luci rosse, locali traboccanti d’euforia e placidi canali dove perdersi, dolci artistici per rilassare la mente, quartieri ricreazione senza orari e la benedizione del pane quotidiano, popolosi mercati e persone mai ferme, eppure rilassate… a comporre l’anima di una città invisibile. Perché oltre la valanga colorata della materialità di cui si vanta, moda design divertimento sesso cibo stupefacenti turismo alternativismo, la città sembra rimanere invisibile, celando come un tesoro la propria verità.

D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.

Neppure 24 ore per scoprire questa verità: giusto il tempo d’inebriarsi e lasciarla con la voglia di tornarci presto. Ho capito che la vera dipenenza di cui si corre il rischio è quella per Amsterdam stessa: la percezione di libertà, la sensazione di rilassamento, la voglia di cercare il bello della vita, il piacere della condivisione con gli altri, il sereno ritrovarsi con se stessi, un sentimento di apertura che pulsa continuamente.

Le droghe sono un optional, il cibo un passatempo, la moda una fuga, i divertimenti una scusa – ma tutto torna ad Amsterdam: ogni cosa sembra quadrare per magia, trasformando le esperienze in emozioni. Come il tempo che si perde per strada, i piani della visita che si cancellano dalla memoria… Più ripenso a quelle poche ore, più mi sento incapace di un racconto, poca cosa rispetto all’esperienza diretta.

Amsterdam merita (almeno) un ritorno. Perché ha la rara capacità di offrire risposte alle nostre domande. Non subito: quando viene il momento. Quell’attimo in cui sembra tutto chiaro, in cui troviamo la nostra verità – o almeno ne comprendiamo una piccola parte. Che sia questo regalo in differita, la natura segreta di Amsterdam?

Una città invisibile che rende visibile la verità. Ma forse tutto dipende da noi, dallo zaino che portiamo in spalla. Nel mio ho ritrovato un curioso libro, regalo di un caro amico, ma anche scoperto un diario di viaggi fuori dal comune. Una miscela unica, fatta di coincidenze troppo belle per essere frutto del caso. Ad ognuno il proprio destino ;-)

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

In qualche modo Amsterdam è l’ennesima bolgia terrestre dove vizi e peccati degli uomini trovano terreno fertile per prosperare. Un simbolo tra i tanti della decadenza del nostro tempo, di un occidente alla deriva, di un’Europa sbronza del proprio egocentrismo.

Eppure Amsterdam è anche un centro pulsante di energia positiva, di fantasia applicata e innovazione liberata, una terra capace di frutti meravigliosi.

Sta a noi distinguere chi e cosa, facendolo durare, e dandogli spazio…