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15 Dic

Dopo le esperienze dell’anno scorso, ero molto prevenuto sul tempo dei mercatini natalizi, qua in Alto Adige.

Non che i timori siano stati smentiti: traffico pazzesco, smercio senza valore delle tipicità locali, turisti a flotte… e ancora mancano un paio di settimane!

Eppure questa volta è andata diversamente. Sarà stata l’esperienza, sarà questo momento di forte cambiamento, sarà la scoperta di piccole chicche curiose e piacevoli – tutto sommato, il tempo dei mercatini mi è piaciuto!

La forza di Tramin e la passione di Falkenstein hanno rimesso il vino in primo piano /

esaltando ancora più la gioia della cena ruspante al Santlhof /

o il caos bolzanino, redento da un ultimo törggelen poco ortodosso ma di gran qualità al Haidgerberhof /

ma anche il piacere straniante della musica indi con i The Pleasants /

e la ricchezza dell’atmosfera nei mercatini di Vipiteno o Chiusa /

condita meravigliosamente dai pasticci di Acherer e dalla degustazione al Pretzhof /

e in chiusura, i biscotti in casa ed il primo skitour verso il cielo del Rittnerhorn!

Lascio la parola alle immagini, che non possono far vivere le situazioni – però almeno ne danno un’idea :-)

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Una cavolo d’insalata di pane alla tirolese

16 Giu

Questo dovrebbe essere un post di cucina, con ricetta e foto – è invece un racconto abbastanza strambo, quindi simpatico ;-)

Prefazione. Da molti anni mio fratello ed un suo caro amico, condividendo il giorno del compleanno, festeggiano assieme con una pasto goliardico. Essendo Maggio e volendo godersi la stagione buona, la scelta è quasi sempre ricaduta sulla grigliata all’aperto con molti invitati e parecchia birra. Purtroppo, dal punto di vista culinario, le cose non sono sempre andate bene, con banchetti non proprio memorabili – soprattutto perché i festeggiati finivano sempre per doversi occupare di tutto, senza volerlo fare (giustamente, pare: si devono pur divertire!). Ora che i due giovani compivano 30 anni tondi, ed avendo deciso nonostante tutto di insistere con la grigliata, mi ero ripromesso di dare una mano. Una mano concreta: mi sono offerto, anche felicemente, di gestire tutta la cucina della festa. Ho passato così l’ultimo weekend ad affumicarmi e rosolarmi tra chili di carne, fuochi impazziti e bocche da sfamare.

Intreccio. Nel frattempo era saltato fuori questo concorso un po’ originale, indetto dalla mente sempre vivace di Sigrid (del Cavoletto di Bruxelles): cucinare una ricetta del Libro del Cavolo per cercare di vincere uno dei premi in palio. Bello, mi son detto: devo partecipare! E avevo accuratamente scelto l’unica quasi-non-ricetta del libro, ovvero il Tiramisù à la Belge descritto in ultima pagina, a corollario del volume: la mia variante univa la birra trappista con il quark alpino ed il cioccolato artigianale italiano. Un omaggio ai luoghi che mi appartengono, al viaggio appena concluso ed ai buoni prodotti del nostro sciagurato Paese. Il tutto da realizzare in bicchieri trasparenti per la festa dei trentenni.

Svolgimento. Venerdì scorso, la sorpresa… Resta parecchio pane inutilizzato da un progetto aziendale, che sarebbe un delitto buttare. Ripiego allora sulla ricetta di pag. 150, Insalata di pane e peperoni, inventandomi su due piedi una “Insalata di Pane alla Tirolese, ovvero a Modo Mio”.  La ricetta prevede tutti prodotti tipici del territorio altoatesino, rielaborati unendo semplici ricette della tradizione locale. Ne è uscita un’insalata ricca di sapore, quasi troppo, adatta ai palati più curiosi e meno delicati… una piccola grande incompresa alla festa ;-)

Conclusione. Proprio durante la grigliata viene il bello. Perché finisce che l’insalata è l’ultimo dei miei pensieri e non ne faccio neppure una foto! No foto, no disegno, no assaggio, no briciole… no concorso? Non so, ma sono contento che la festa sia piaciuta e soprattutto che le persone (pare) siano state bene. Anche se questa cavolo di insalata non dovesse conquistare l’immortalità, resterà sempre un buon ricordo di un giorno speciale!

A meno che, preso dal giusto umore, qualcuno non voglia replicare la ricetta semiseria de…

Insalata di Pane alla tirolese, ovvero a Modo Mio

Usare un paio di chili di pane vecchio altoatesino, ovvero di tipo tedesco, scuro, con segale ed aromi vari nell’impasto. Farlo a pezzetti come viene e metterlo in forno una mezzora a 200° mescolando ogni tanto, quando ci si ricorda. In una scodellona sbriciolare un mezzo chilo di graukäse, il formaggio grigio magrissimo e puzzosissimo delle valli locali, con abbondante cipolla tagliuzzata fresca ed aceto bianco quanto basta, aggiungendo semi di finocchio e cumino secondo gusto. In una seconda scodellona affettare finemente un bel cavolo cappuccio di medie dimensioni, mescolarlo con aceto di mele ed arricchire con semi di anice e bacche di ginepro. Versare sui crauti (= il cavolo affettato) un mezzo chilo di speck buono, ma buono davvero, fatto a fettine e passato in padella qualche minuto senza alcun grasso aggiunto a guastare. Lasciar riposare le scodellone in frigo o al fresco quanto più possibile, senza però rovinarsi la fame. Alla fine, unire le tre parti in un’unica insalatona di pane e servire a temperatura ambiente accompagnata da birra – bianca o bionda o scura, non importa purché si stia in buona compagnia :-D

Sorsi di Barbaresco

6 Dic

Fingersi esperti di vino e girare per cantine tutto il giorno: semplicemente un’esperienza favolosa!

Anche chi non può dirsi un intenditore (come chi scrive), chi non ha fatto corsi e non ha referenze da sommelier, semplicemente col gusto e con la giusta curiosità, può divertirsi e imparare molto. Si, anche imparare: a distinguere, a degustare invece che semplicemtne bere e mangiare, a dare il giusto valore al lavoro ed alle tradizioni, alle capacità ed alla poesia di un luogo.

Sabato scorso sono stato in Langa con un gruppetto di amici (un insieme eterogeno e strambo, quindi azzeccato). Le Langhe, terra italiana piemontese cuneese, è soprattutto un territorio estremamente vocato alla viticoltura. Traducendo: i vini che si producono intorno ad Alba sono tra i migliori d’Italia e del mondo intero. Alcuni dei nomi più celebri hanno le radici affondate nelle basse ma ripide colline che ondeggiano a sud di Torino: Barolo, Barbera, Dolcetto, Barbaresco, e altri ancora. E’ la terra della celebre cantina Gaja. E’ la terra dei tartufi. E’ insomma un ambiente in cui si mangia e si beve bene, e qualche volta benissimo.

Mi fermo qua: perché esplorare tutte le Langhe sarebbe un compito oneroso, che chiamerebbe in causa anche pesia e letteratura, storia ed antropologia, economia e molto altro. Noi ci siamo fermati nei dintorni di Barbaresco, per degustare (e acquistare, ovviamente!) alcuni grandi Cru della zona (Cru = appezzamenti più vocati alla viticoltura, che danno grandi vini, in genere): Montestefano, Rabajà, Nervo, Pajoré, Rizzi. Sono sempre uve Nebbiolo, vitigno autoctono, cioè locale (per la gioia di Slow Food – che per inciso è nato sempre in zona), provati in varie denominazioni: Barbaresco, Dolcetto d’Alba, Barbera.

Le nostre guide, i delegati Stiv Novati e Gordon Pagani, sommelier dal naso fino e dalla forchetta buona, ci hanno condotti in tre cantine, selezionate attentamente per qualità e caratteristiche specifiche (ora mi spiego). In ordine orario: Rivella, Luisin, Rizzi. Nel mezzo, una breve ma sostanziosa pausa pranzo in un vicino ristorante, dove abbiamo gustato anche i Tajarin (la foto rende più delle parole, mi pare). Ma la giornata era vino-centrica ed i campioni (così si parla!) provati, non pochi, condividevano tutti lo stesso spirito vinicolo (si, mi si passi il termine): una filosofia produttiva che predilige la tradizione, senza negare il progresso, ma cercando di conservare i tratti caratteristici ed unici dei diversi vitigni.

Per questo non c’erano vini affinati in Barrique, tranne un Barbera, in ogni caso ben fatto. Il passaggio del vino nelle botti piccole di rovere francese (o dell’est Europa… la globalizzazione non risparmia certo il vino), non è di per sé un male, anzi: dona struttura e piacevolezza, arrotonda il prodotto e lo rende accattivante. Alcuni dicono sexy: ecco perché consigliano di offrire questi vini per conquistare una donna. Peccato che queste tecniche di affinamento siano spesso abusate, portando ad un appiattimento del vino su gusti tutti uguali e monotoni. Sparisce la tipicità e la diversità, quindi l’unicità del vino al palato. Forse allora meglio conquistare con un vino unico, come la donna a cui lo si offre.

Ma scendiamo dalle nuvole, restiamo a terra. Le tre cantine realizzano ancora il vino in vigna (e dove, altrimenti?), senza barbatrucchi e trovate commerciali. Sono prodotti che impiegano anni per essere pronti da bere: 4 sono ancora pochi, meglio dai 5 anni in su. Prima sono bambini, e scalpitano nel bicchiere come sulle papille gustative. Ma una volta maturi, quando possono esprimere la loro struttura complessa e articolata, sono grandi vini per buoni momenti in compagnia o da soli.

Credo però che il vino sia migliore se condiviso, gustato al momento giusto con le persone giuste. Non sempre funziona così… ma quando riesce, non si dimentica! Intanto noi abbiamo caricato le macchine di bottiglie, e ora non ci resta altro che organizzare feste, cene, degustazioni per consumare questi estratti di storia e tradizione, lavoro e passione, tenacia e, perché no, poesia.

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Per vedere altre foto scattate tra le vigne del Barbaresco, clicca qui.