Archivio | novembre, 2009

Fuori Stagione: Stoanerne Mandln, Törggelen e Biolife

26 Nov

L’ultimo weekend è passato all’insegna delle esperienze più diverse, il tutto in un clima a dir poco bollente, per la stagione. Siamo a fine novembre ed il cielo azzurro, condito da temperature miti anche in quota, fanno credere a tutti gli animali della terra che sia venuto già il momento di metter via i piumini.

Non sarà così e presto o tardi l’inverno salirà sul palco per il suo solito monologo – e tutti lo stiamo aspettando! Ma intanto questa piacevole coda autunnale apre possibilità inattese per escursioni fuori porta ed esperienze tra passato e presente. Ogni cosa sembra a modo suo fuori stagione, e intendo dimostrarlo ;-)

Sabato mattina, con il mio fratellone in trasferta a Bolzano per un frugale (mica troppo) fine settimana, abbiamo optato per una camminata mattutina: meta gli Stoanerne Mandln, una dolce cima di 2000 m tra la Val Sarentino e la Valle dell’Adige, dove qualche sconosciuto ha pensato bene di metter su (letteralmente) centinaia di ometti di pietra. Ignoro il motivo, ma il luogo è davvero suggestivo, in particolare se unito al panorama circostante. Non potevamo che stupirci però dei 12 gradi alle ore 11: maglietta e pantaloncini erano fuori programma, oltre che fuori stagione.

Dopo un pomeriggio di acquisti sportivi e cuori di castagna (Kastanienherz) un po’ Lost in traslation (niente Scarlett, purtroppo), abbiamo fatto gruppo con coinquilino e fidanzata per un Törggelen nella Val Isarco. Si tratta di una festa tipica, di una cena conviviale in cui ci si raccoglie intorno ad un tavolo per condividere piatti tradizionali poveri ma sostanziosi, bere vino fatto in casa, pagare una stupidata e cercare di tornare a casa interi. Oggi come oggi nel periodo autunnale praticamente ogni ristorante e Gasthof propone menu su questo tema, ma tante e troppe sono le fregature per turisti. Grazie invece alle sapienti segnalazioni di amici locali, il nostro Törggelen al Winklerhof è stato un concerto di sapori, uno spettacolo per i sensi, un’esperienza di genuina tradizione offerta e condivisa con gli ospiti del maso. Un piccolo grande gioiello quello che racchiude Villandro, un luogo tra i pochi dove poter apprezzare le radici profonde di una cultura. Lontano dalla massa, dai falsi proclami e dalle insipide tentazioni di molte tavole. Fuori stagione per definizione – e quindi ancora più apprezzato.

Domenica, non sazi e ancora in salute, abbiamo speso la giornata a Biolife, fiera del Biologico e di quello che gli gira attorno. Inutile dire che per mio fratello era un appuntamento “obbligatorio”. Ma anche il sottoscritto ha avuto la sua buona fetta di divertimento, almeno fino a quando un numero esagerato di visitatori ha invaso la fiera cercando soprattutto di mangiare a scrocco. Le cause vanno rintracciate anche, bisogna dirlo, nella scelta di affiancare la Fiera d’Autunno con quella sul bio: così i locali erano pieni e tutti potranno dire che è stato un successo. La qualità però, anche in questo caso, non va nella stessa direzione della quantità (anzi). E’ stata dura cercare di incontrare davvero alcuni produttori per stringere la mano a chi fa vera agricoltura e vero allevamento, a chi ci da pane speck mele rape zucche miele olio castagne… riconnettendoci con la natura nel gusto. Un piccolo sforzo ricompensato da volti e prodotti di stagione, decisamente stagionati e fuori stagione/moda, che vedranno forse un giorno tempi migliori. Come meritano.

Si rientra in settimana con tanti impegni sul tavolo ed esperienze nello zaino. Mi sento sempre, dopo queste giornate alternative e alternate a settimane lavorative, un po’ massaia e un po’ esploratore., un po’ studente e un po’ impiegato, un po’ vagabondo e un po’ tradizionalista. Insomma un po’ fuori, almeno rispetto alla stagione contemporanea.

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Con questi sensi… (sguardi autunnali)

18 Nov

Mi chiedo sempre quale ruolo giochino i nostri sensi nelle esperienze che viviamo. Il mio sguardo non sarà mai lo stesso del tuo: i miei occhi vedono colori d’autunno lentamente cancellati da basse nuvole che avvolgono la terra. Ed un nuovo ambiente ancora tutto da esplorare.

Ma tu vedi forse altre immagini, vivi altre emozioni positive e negative. L’autunno è un magnifico contenitore per ogni sentimento, dal classico melancolico della nebbia umida, all’irriverente allegria di un cielo liberato dal vento freddo. E così ognuno può vivere la propria storia, in modo sempre originale e unico.

In queste sere ho voglia di fare la conserva con i frutti delle ultime settimane: mi immergo in lunghe riflessioni senza avere un obiettivo. Ed ecco qua la mia composta di impressioni…

* Bolzano vista dalla ripida strada sul fianco del Talvera, una conca produttiva chiusa fra filari secolari e frutteti carichi d’oro
* Il primo Törggelen nel piccolo maso sopra Chiusa, un Johannserhof con stube, cucina e gestori d’altri tempi
* Lentamente il pavimento della nuova camera si asciuga, pronta ad accogliermi mentre fuori il cielo è cupo e minaccioso
* Il mattino sereno e glaciale sul Corno del Renon, quando una rollade fatta in casa e la vista mozzafiato non hanno prezzo
* La vecchia lavatrice che rotola nel container, segnando il cambiamento nella vita semplice di un piccolo appartamento
* Entrare in ufficio tanto presto e uscirne così tardi da non sentire il tempo durante ed apprezzare le energie spese
* I miei occhi sulla D200 mentre viene ritirata, quelle due lenti immobili e fredde che mi rivolgono un ultimo sguardo di addio
* Quel tratto di strada che collega lavori e vite, ricordi e imprese, passato e novità, ma che resta sempre sé stessa
* Cogliere le mele più preziose e buone dal ramo vivo della pianta, pagarle anzi riceverle in dono e condividerle con gli altri
* Gustare una colazione fuori orario in solitudine, dove un tempo fiumi di parole avevano animato la propria esistenza
* Trovare i negozi chiusi, scovare nuovi prodotti e cacciare senza tregua i migliori pani della regione
* Il lungo Talvera ed il lungo Isarco con la nuova MTB, imbottito nella nuova giacca, verso il nuovo lavoro
* Provare pessime castagne in piazza, sorseggiare scarsi drink in bar deserti, ritrovarsi a casa per quattro belle chiacchiere
* Il film sui folli sportivi, dove le immagini meravigliose non dovrebbero giustificare tutto, ed il docufilm dove nulla è scusato
* Provare a seguire la prof austriaca mentre cerca di aiutarti ad imparare una nuova lingua con la poesia di Goethe
* La piscina piena alle 7 meno un quarto del lunedì mattina e del venerdì mattina, come se qualcuno non lavorasse
* Le strette di mano dure, le strette di mano molli, le strette di mano viscide, le strette di mano distratte
* La città che sconfina nei vitigni, i vitigni che scollinano tra tornanti di strada e paesi, i paesi che celano café da passione
* Le canzoni di Matt Costa a creare la colonna sonora di giorni sempre diversi e stimolanti: the hypochondriac blues
* La pasta a sei mani, con una dozzina di ingredienti, i primi del mese per celebrare una nuova convivenza
* Gli occhi, di ogni colore e profondità, che ancora si vorrebbe evitare pur di non vederci riflesso il proprio animo
* Ciò che è giusto e ciò che era inevitabile; e tutta la fatica, ma anche la bellezza, che ci mettiamo nel capirlo ed accettarlo
* Le connessioni che saltano regalandoci una pausa pranzo senza paragoni, tanto improvvisata quanto gustosa
* La voce bassa, imprevedibile e grintosa che intona le canzoni dei Wilco da un piccolo palco in legno nel cuore di Milano
* La ciambellona ed il caffé americano sul muretto del metrò, prima di salutarsi dopo un grande weekend di festa
* Passare ore a sistemare la propria dimora, prima di coricarsi e non riuscire a dormire per i tanti pensieri in testa
* L’ape di mattina, l’ape di pomeriggio, l’ape di sera: tanti amici da rivedere, sperando di avere tempo e cuore per ognuno
* I mille progetti e la voglia di fare che muovono la ruota del mulino – con la certezza che già ora è una bella avventura
* Il libro che finisce e lascia la voglia di continuare a sapere, vale tutti i libri letti controvoglia che si dimenticano subito
* Accorgersi che la canzone lentamente si spegne, riprenderla fischiettando, e tenere il fiato sull’ultima nota…

E’ un segno. Il barattolo è pieno e speriamo che duri almeno qualche tempo: l’inverno è lungo e ancora deve iniziare. Sicuramente avrò energia nella riserva per tenermi in carica. Pronto a riprendere la strada, secondo il mio costume, come recita il nome del blog.