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Silvester Inside

7 Gen

Buon 2010.

Potrebbe anche bastare, se non fosse che il Capodanno, regolarmente, è una di quelle feste o celebrazioni a cui diamo più importanza di quanta ne meriti.

Ho sentito amici impegnati da settimane per il cenone; altri invece schifati e decisi ad andare a letto alle 11 precise. Alcuni aspettano quasi apposta l’ultimo minuto per aggregarsi ad una compagnia (e non doverci pensare troppo). C’è poi chi si spreca in analisi dell’anno, anzi del decennio, e prova a pronosticare il futuro – che immancabilmente appare tetro.

Indubbiamente gli anni passati non sono stati né leggeri né facili. Ma sono sicuro che nella storia di ognuno ci sia anche del buono da salvare, quindi ricordare. Su quello possiamo costruire. E certamente domani ci saranno ancora difficoltà, dolori e soprattutto confusione (mi sto rendendo conto che è uno dei nostri peggiori drammi: ne riparleremo). Ma come non pensare anche alle nuove opportunità, alle conferme che ci sostengono, alla possibilità che le cose, in fondo, se lo vogliamo, possano andare tutto sommato bene?

Allora lascerei che il Capodanno, senza caricarlo di troppi significati positivi o negativi, sia giusto l’occasione per segnare il momento – quali che siano i percorsi su cui ci troviamo. Perché l’unico modo per raggiungere la meta è camminare.

Quanto al mio Capodanno: una riuscita festa fra amici nuovi ma vicini, mangiando e bevendo bene, in allegria, nella cornice accogliente della Val Sarentino. What else?

Al solito, tutte le foto della serata si possono vedere su Flickr.

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Se il mattino ha l’oro in bocca

2 Dic

Con tante cose che cambiano, sembra di non riuscire a tenere il passo. Meglio scrivere qualche riga per segnare il momento, fissarlo dentro e fuori di sé.

Ormai da tempo trovo semplicemente splendido svegliarsi presto. Nell’aria frizzante, nella quiete dopo il caos serale, nel buon umore che viene naturale, ogni cosa sembra possibile. Per quanto mi riguarda, il mattino ha l’oro in bocca. E quale momento della giornata potrebbe essere migliore per affrontare i cambiamenti che ci interessano?

Una nuova macchina fotografica, un nuovo software, un nuovo giorno si accompagnano alla perfezione come cappuccio croissant e giornale. E tutto questo in un periodo di grandi novità…

I risultati possono essere mediocri, ma resteranno comunque nel cuore. Chiudendo una storia ed aprendone una nuova!

Notte

Alba

Giorno

Odles und Alm

17 Ott

Ovvero, come ritornai in Alto Adige con passo lento e deciso

Al terzo piano c’è un parcheggio che ricopre quasi tutto l’enorme edificio. Appoggiato al muretto del lato ovest, ho respirato l’aria della zona industriale e osservato l’altopiano del Renon fino a quando le luci del giorno sono svanite.

Si è così consumato, senza botti né compagnia, il mio ritorno in Alto Adige.

Bolzano poggia in una conca al confluire di tre fiumi: Isarco, Talvera e Adige; sorge in posizione soleggiata, relativamente a bassa quota. E’ una città calda d’estate e fredda d’inverno, industriale e ricca ma anche popolare e tradizionale, divisa e purtroppo contesa tra italiani madrelingua italiana e italiani madrelingua tedesca. Un luogo d’unione e di confine, che la natura e la storia ha reso importante e trafficato.

Trovare casa, comprare l’essenziale, pulire un poco e sistemarmi, iscrivermi al corso di lingua, iniziare un nuovo lavoro. Esplorare, scoprire, capire, imparare. C’è abbastanza materiale per un grande pasto, col rischio di abbuffarsi e rimettere. Ma anche con l’entusiasmo per le tante novità; che sono anche dei ritorni. Ogni luogo, come ogni persona, cambia spesso volto, ma conserva una propria essenza che è possibile ritrovare. Sempre.

L’Alto Adige non mi è certo sconosciuto e l’ho cercato tante volte prima d’ora, sia sul piano materiale che sul piano umano. Suggestione indotta dal turismo, forte amore per la montagna, ammirazione per il lavoro dei locali, ricerca di mete sempre più alte. Mi sento un po’ come quei bravi ragazzi inglesi di metà Ottocento che cercavano la Svizzera col mito delle altezze paradisiache, del buon alpigiano, dello spirito assoluto.

Un pugno di signorotti inglesi che hanno scalato tutte le cime dell’arco alpino, nonostante fossero coscienti d’inseguire un immaginario alpino inesistente nei fatti. Anche io me ne rendo conto, ma oggi è più facile: 150 anni di massificazione e industrializzazione lasciano il segno, pur non cancellando le vecchie tracce.

Sono venuto per lavorare, per realizzare progetti, per condurre da me la mia canoa. Sono aperto a tutto ciò che incontrerò strada facendo, soprattutto gli insegnamenti che ogni nuovo cammino porta con sé. Le difficoltà non mancano mai, soprattutto nelle cose per le quali vale la pena vivere. Se avevo timori, erano quelli di finire lentamente confinato in una vita cittadina fatta di aperitivi, nervosismo e magre consolazioni.

L’avvicinamento all’Alto Adige è stato un sentiero lungo e complesso, ricco di emozioni positive e anche negative. Ho capito che ogni cosa bella, ogni traguardo, non si può ottenere subito, su due piedi. Ci vogliono molti passi e molti sforzi, ma è l’unica strada da percorrere. E nel mezzo le sorprese non mancano mai. Mesi in cui mi sono rafforzato, lavorando sulle tante debolezze, cercando di migliorare le soluzioni ai problemi di sempre; e giocando d’equilibrio sui valori che sento, pochi ma essenziali e sempre più convinti.

Non potevo certo farmi mancare una camminata per celebrare, quindi imprimere nel cuore e nella mente, il nuovo corso che ho intrapreso. E mi sono concesso anche il bis, cambiando formula per salutare il definitivo ritorno della MTB nella mia vita. Un bel giro ad anello intorno alle Odles il cammino, un percorso sali e scendi sugli alpeggi dello Sciliar il giro in bici.

Ogni trekking sulle favolose cime dolomitiche offre un genuino incontro con la natura, tanto da lasciare inebriati, e assieme un perfetto esempio di come questa sia considerata una mera merce da vendere e rivendere senza sosta. Ma nonostante tutta le sciocchezza di cui siamo capaci come genere umano, le rocce con gli alpeggi e le foreste, così come alcuni esempi di vera economia alpina contemporanea, resistono e restano le protagoniste.

La MTB offre la possibilità di coprire lunghi percorsi, ma non tanto frettolosi da lasciarci indifferenti. Arrivare a Tires e poi sotto lo Sciliar con i propri piedi è una bella fatica, goduta nella fredda ma soleggiata mattina autunnale. Inoltre, con i sensi allenati e attenti è possibile districarsi fra fasulli masi e veri alpeggi, fino alle malghe dove addentare mele fresche e soddisfare ogni appetito con vero speck e una manciata di caldarroste.

Eccomi qui, senza “connessione” col mondo lontano dove sono cresciuto, ritrovando proprio quelle cose che della mia terra amo di più. E’ strano e curioso sentirsi a casa mentre si è lontani da questa, vivendo in un lager senza tante comodità date ormai per scontate.

Ma riflettendoci bene ho tutto quello che mi serve, in abbondanza: dipende solo dalla prospettiva, e dalla passione con cui si vive.

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Per vedere altre foto scattate tra Odles e Alm, clicca qui.